Quando a Bienne si assemblavano Chevrolet e Buick

Foto in bianco e nero che ritrae molte persone mentre presentano la prima auto della fabbrica di Bienne.
Dal 1936 al 1975 General Motors ha assemblato automobili a Bienne. Un testimone dell’epoca ricorda e traccia dei paralleli con l’oggi.

È il 14 agosto 1975 a Bienne: nella sala di assemblaggio della General Motors, proprio accanto alla stazione ferroviaria, esce dalla catena l’ultima vettura: una Opel Caravan. Da quel momento i macchinari si fermano. È la fine di un capitolo importante della storia industriale svizzera. Un capitolo che presenta analogie con la politica doganale odierna del presidente USA Donald Trump.

Auto «made in Biel»: un pezzo importante della storia industriale svizzera.
Auto «made in Biel»: un pezzo importante della storia industriale svizzera. Immagine: Keystone/Walter Studer

Dopo la crisi economica mondiale, negli anni ’30 il Consiglio federale cerca di tutelare i posti di lavoro svizzeri e di proteggere l’industria. Introduce, tra le altre cose, alti dazi sui veicoli nuovi provenienti dall’estero.

Tuttavia, il Consiglio federale lascia una scappatoia: i singoli componenti, come il motore o l’asse posteriore, possono essere importati in esenzione doganale. L’obiettivo: le aziende devono produrre in Svizzera e dare impulso all’economia interna. Una strategia simile a quella che Donald Trump propone oggi, cercando di riportare la produzione in patria.

Il «trucchetto» di Bienne

In questo contesto il sindaco di Bienne, Guido Müller, fiuta l’occasione. La crisi ha colpito duramente la capitale dell’industria orologiera e Müller vuole creare nuovi posti di lavoro. Offre alla multinazionale americana General Motors un nuovo stabilimento su un terreno con raccordo ferroviario, oltre a sgravi fiscali per diversi anni. La proposta viene approvata dal popolo biennese con una maggioranza schiacciante del 95%.

Questa fabbrica fu messa a disposizione di General Motors dal sindaco di Bienne. Oggi vi si trova un supermercato.
Questa fabbrica fu messa a disposizione di General Motors dal sindaco di Bienne. Oggi vi si trova un supermercato. Immagine: ZVG/ETH Bildarchiv

Il 5 febbraio 1936 è finalmente giunto il momento: la prima automobile assemblata a Bienne, una Buick a otto cilindri, lascia lo stabilimento di assemblaggio di Bienne. Nei 40 anni successivi, Bienne diventa la roccaforte dell’industria automobilistica svizzera. In totale circa 300 000 veicoli vengono assemblati nello stabilimento. Tutti portano il marchio «Montage Suisse», sinonimo di qualità.

Gli anni d’oro della General Motors a Bienne

Un testimone diretto è Klaus Brommecker. Oggi ottantaduenne, è cresciuto in Germania settentrionale. Dopo l’apprendistato come meccanico Opel, nel 1962 raggiunge un amico in Svizzera e trova lavoro alla General Motors di Bienne. In quegli anni la fabbrica lavora a pieno ritmo: il nastro scorre quasi senza sosta. L’Europa vive un periodo di boom economico, sempre più persone possono permettersi un’auto.

Klaus Brommecker lavorò per nove anni alla General Motors di Bienne. L’amore per le auto d’epoca gli è rimasto.
Klaus Brommecker lavorò per nove anni alla General Motors di Bienne. L’amore per le auto d’epoca gli è rimasto. Immagine: SRF/Leonie Marti

Nello stabilimento l’atmosfera è familiare. «Eravamo una grande famiglia», racconta Brommecker. Le gite aziendali portavano quindici autopullman fin sul Gottardo. La General Motors aveva fondato una squadra di calcio e una società musicale che si esibiva a ogni festa cittadina. «Si era fieri di lavorare alla General Motors di Bienne», ricorda Brommecker.

«La General Motors fondò una società musicale che suonava a ogni festa della città di Bienne.»
Klaus Brommecker, dipendente General Motors Bienne 1962–1971

Negli anni ’60, il marchio Opel rivestiva un ruolo importante. «Opel è stato il marchio numero uno in Svizzera per oltre un decennio», afferma Brommecker. Proprio perché l’auto era più accessibile per molte persone rispetto ai marchi precedenti.

Come si producevano le auto a Bienne nel 1947

I pezzi arrivavano in grandi casse di legno via nave e treno.
La carrozzeria veniva assemblata su un lungo nastro trasportatore.
Molti componenti erano di produzione svizzera: il Consiglio federale lo imponeva.
Tessuti e tappeti per gli interni arrivavano da Langenthal.
Le auto assemblate a Bienne ricevevano il marchio «Montage Suisse».
I pezzi arrivavano in grandi casse di legno via nave e treno.
La carrozzeria veniva assemblata su un lungo nastro trasportatore.
Molti componenti erano di produzione svizzera: il Consiglio federale lo imponeva.
Tessuti e tappeti per gli interni arrivavano da Langenthal.
Le auto assemblate a Bienne ricevevano il marchio «Montage Suisse».
 

L’assemblaggio di automobili in Svizzera è stato un ottimo affare anche per i produttori locali: i rivestimenti e i tappeti provenivano da Langenthal, la vernice per auto da Zurigo e il vetro per i finestrini da Losanna.

«Il piano del Consiglio federale, creare posti di lavoro con dazi elevati, ha funzionato», conclude Brommecker. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta facendo qualcosa di simile. «Solo che Trump lo sta facendo con il mondo intero», afferma Brommecker.

Il declino

All’inizio degli anni ’70 l’epoca d’oro dell’assemblaggio di automobili a Bienne volge al termine. Nel 1972 la Svizzera firma un accordo di associazione con la Comunità Economica Europea (CEE).

Accordo del 1972: di cosa si tratta

L’accordo di libero scambio tra Svizzera e CEE del 1972 crea una zona di libero scambio per i prodotti industriali. Entra in vigore il 1° gennaio 1973 e riduce gli ostacoli commerciali, in particolare i dazi doganali, tra le parti contraenti.

L’accordo rappresenta un passo importante nelle relazioni bilaterali tra la Svizzera e la CEE, oggi Unione europea.

Con la riduzione dei dazi, lo stabilimento biennese di General Motors perde la sua ragione d’essere. Le auto nuove dall’Asia diventano improvvisamente più economiche e l’assemblaggio in Svizzera non è più competitivo.

Le auto di Bienne non erano più concorrenziali. ZVG / Coop
Le auto di Bienne non erano più concorrenziali. Immagine: ZVG / Coop

Il 14 agosto 1975 arriva l’inevitabile: I macchinari dello stabilimento General Motors a Bienne si fermano definitivamente. Circa 500 collaboratrici e collaboratori perdono il lavoro.

Klaus Brommecker non è tra loro: aveva già cambiato impiego nel 1971. Gli è rimasta però la passione per le auto. E ogni tanto torna nel suo vecchio luogo di lavoro, la ex fabbrica presso la stazione di Bienne, oggi sede di un grande supermercato Coop.

L’ottantaduenne ama visitare la filiale, il suo vecchio posto di lavoro. «Ormai le persone che lavorano lì mi conoscono», dice Brommecker ridendo. «Mi dicono: «Ecco che torna Opel-Fritz!».

Testo ripreso dalla SRF il 9 settembre 2025.

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